Disordine al confine Portiamoci al confine. Costretti e impreparati. Nessuna preparazione è sufficiente. Di quello che so non so cosa mi servirà. Cosa sarà necessario. Cosa potrò utilizzare. Al confine siamo costretti all’abbandono dello stato di concentrazione, che per sua natura si manifesta con una introiezione, per adottare uno stato di attenzione come stato naturale dell’azione teatrale. Ciò conduce immediatamente il corpo e la mente in una condizione di “esplorazione” che è l’unica condizione possibile sulla scena. Alimentare costantemente lo “stato di scoperta”, sia in una prima fase creativa che nella ripetizione della scena, è il problema principale che l’attore deve porsi nella sua ricerca di una recitazione organica e fluida. Fortunatamente abbiamo a nostra disposizione strumenti specifici per la realizzazione di questo stato ideale: il corpo nelle sue diverse espressioni ovvero i sensi e l’immaginazione. Il laboratorio intende individuare e specificare questi strumenti precipui per un utilizzo consapevole in fase di realizzazione del proprio racconto scenico. Partiremo e svilupperemo lo studio del corpo nella sua totalità partendo dalla condizione opposta ovvero il dividere, per accorgerci proprio come l’assenza di una parte ne faccia risaltare la sua necessità ( quando ci riferiamo al corpo intendiamo con esso anche la voce e la sua funzione in un uso consapevole dei parametri che la definiscono spazialmente). Passeremo poi allo studio dell’invisibile che, quando generato da paure, blocchi o altre condizioni limitanti, si manifesta come “giudice o demone” e impedisce il flusso costante di presenza per una corretta “esplorazione”. Attraverso tecniche specifiche individueremo e attenueremo tali limiti rendendoci conto, ancora una volta, che corpo e mente, visibile e invisibile, sono necessariamente l’uno la manifestazione dell’altro. Tutto questo condurrà alla trasmutazione, per successive accettazioni della propria condizione, a risorsa inesauribile che si manifesterà come la propria condizione inevitabile di “unicità”. Il lavoro sarà diviso dunque in una prima parte di training propriamente fisico e una seconda parte che, attraverso brevi improvvisazioni strutturate e lo studio di testi, si propone di mettere a nostra disposizione l’infinita conoscenza intuitiva di cui disponiamo. Una volta allargata la nostra area di confort ci dedicheremo più nel dettaglio nella individuazione delle regole base per una buona drammaturgia di scena. Naturalmente la suddivisione in aree e parti è puramente teorica. Il teatro è totale e immediato.
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30 marzo - 3 aprile |
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