diario di provincia

primo capitolo della "trilogia della provincia"

di e con oscar de summa

disegno luci marco madues

una auto - produzione

 

presentazione

“Erchie : provincia di Brindisi, città medievale, Comune d’Europa”.
Ebbene, proprio ad Erchie, nel cuore della Puglia arsa dal sole; lo stesso sole degli antichi greci tanto che l’urlo di Eracle, o Ercole che dir si voglia, ancora fa tremare; dove gli ulivi brillano nel grembo fertile di una cultura millenaria, a cui popoli di tutto il Mediterraneo hanno ambito; proprio qui, non succede più niente.
Uno “spleen” , ma uno “spleen”….
Una depressione da calura estiva dura tutto l’anno e fa sì che l’immobilità del tempo sia la regola.
Urlando “no!” a tanta noia, spinto dal desiderio di vivere emozioni forti, Il giovane protagonista di “Diario di Provincia” rinuncerà al posto fisso da barbiere, presso il maestro di vita Angelino Sclerotico, per tentare una nuova via: quella di censore della spazzatura. Ma questa esperienza non darà il risultato sperato e dopo una serie di incontri sbagliati, di tentativi falliti, di incidenti esilaranti, quando ormai la noia di sempre sembrerà averla vinta sul Nostro, ecco che egli darà una svolta trasgressiva alla sua vita trasformando radicalmente il proprio look e presentarsi in piazza con la “cresta verde”. Solo l’uscita dei bambini dalla scuola e il loro entusiasmo per la stranezza dell’acconciatura impediranno il linciaggio da parte dei concittadini. Anche le mura domestiche non saranno accoglienti e più tolleranti.
Si ride per un’ora e un quarto dei personaggi che popolano questa storia: figure mitiche che, attraverso la narrazione, riconosciamo come appartenenti anche alla nostra adolescenza e quindi universali, perché “tuttu lu munno è paisi”.
In scena solo il corpo dell’attore e la sua forza espressiva in uno spazio che via via diventa casa, officina, strada, piazza.
Si ride tanto, fino a scoprire che non sempre è bene quel che sembrava finire bene,
ricordando “Gioventù bruciata”:
• “Perché facciamo tutto questo?”
• “Per vincere la monotonia, non ti pare?”