hic sunt leones

die con oscar de summa

disegno luci enzo setteducati

musiche andrea mazzacavallo e dj alex

auto - produzione

 

presentazione

Siamo al sud, terra possente, irrigata con la cultura dell’Ellade più florida prima, col sangue del silenzio dopo, dove il rigore del sole è oro e colore negli occhi, negli animi, dove si potrebbe, con un po’…ma fa troppo caldo per cambiare le cose! Lo scirocco che c’è domina, come un dio, minore, e immobilizza, paralizza tutta quella gioventù possente, in attesa, davanti ai bar, in quaresima di sogni e le cui bocche sono pronte a mordere le più trucide bestemmie: qui tutto è predisposto perché niente cambi!!! Eppure in questa calura rassegnata una fragilità fa breccia.
Due fratelli: uno conforme alla regola, il maschio, che senza domande segue alla lettera il destino che gli è stato assegnato, che parla in prima persona e senza esitazioni; l’altro invece che si lascia pervadere dalla sua fragilità, dal femmineo, un omosessuale che parla di sé in terza persona proprio perché parla di una parte di sé che non conosce: subito l’incontro volge in tragedia. Una tragedia colta nella sua “grecità”, epica, universale, eppure così meridionale, dove lo sfondo è mistico, dove la madre è madonna impossibilitata ad agire, può solo vivere totalmente il dolore, entro le forme stabilite; dove entrambi i protagonisti sono predestinati a compiere l’atto estremo, l’unico possibile: il sacrificio, vissuto con consapevolezza ma senza alternative.Anche per questo la messinscena tiene conto della forma più semplice del teatro al meridionale, la narrazione, che si è scrollata di dosso la linearità del racconto per rimanere una narrazione per stati d’animo, quello dei personaggi alla presenza del narratore-testimone che non può far altro che constatare una storia che si ripete uguale nel suo tentare il cambiamento, sempre e ai più, poco gradito: stimmu meju quannu stimmu pescjiu! Ovvero stavamo meglio quando stavamo peggio!!!